Il passaggio dall’arte figurativa all’arte plastica

Come artista, creo usando la fotografia, l’elaborazione grafica, la stampa e la pittura, in un processo  che ho  con la mia personale esperienza di vita.
Scatto una fotografia, la elaboro a computer specchiandola e sdoppiandola, finchè il risultato non mi soddisfa, fino ad ottenere un modulo allover.  E’ la tecnica che utilizzavo anche quando creavo tessuti delle mie collezioni di moda. 
Ora, al posto di realizzare tessuti, stampo la grafica ottenuta su carta cotone montata su dibond o su altri materiali, scegliendo prima l’inquadratura che preferisco, per poi dipingerci sopra con materiali riflettenti come pigmenti laminati, foglie laminate, glitter vegani, acrilici, fosforo ecc…

Spesso il risultato ottenuto non permette di riconoscere la foto di partenza. Si può arrivare a un’opera   astratta perchè ciò che mi interessa di più in questo passaggio dal figurativo al plastico, è l’equilibrio delle forme e dei colori. Anche se l’immagine di partenza non è più riconoscibile, l’anima di essa rimane, per la legge della Gestalt di cui applico ai principi.

La percezione che si può cogliere dal soggetto figurativo, viene, anche se a volte inconsciamente trasmessa dalla elaborazione plastica. Con la medesima tecnica, ho messo a punto un modo personale di fare ritratti. Per vederne un esempio, vi consiglio  l’opera “Anna’s Soul” pubblicata qui sul sito. Per eseguire questo ritratto ho preso alcune immagini del soggetto, Anna, le ho riscattate con i tempi lunghi della fotocamera, ho assemblato il tutto e ho creato un modulo allover che ho dipinto. L’immagine di partenza non è più riconoscibile, ma l’anima di Anna si percepisce all’interno dell’opera. 

So sempre da dove parto figurativamente, ma non so mai dove arrivo. So però quando l’opera è terminata: nel momento in cui stupisce anche me vuol dire che è pronta e il risultato è sempre sorpresa ed equilibrio.

Karina Castorani Gosteva

Opere astratte

Nella mia produzione di dipinti informali , mi permetto di fare tutto ciò che non oso nelle mie opere caleidoscopiche. Si tratta di pennellate totalmente spontanee dove l’inconscio prende il sopravvento, dove la tensione pittorica è dettata da emozioni libere.
Lascio parlare il cuore, l’amore la rabbia , i pensieri…

I materiali riflettenti che uso sono sempre gli stessi, la percezione del mio operato rimane, spesso sono opere monocromatiche dai diversi riflessi e dalle diverse sfumature.

Sono lavori totalmete plastici e astratti, ma che nascono sempre dal mio percorso.  Sono opere che creo da quando ho sei anni, che non avevo mostrato al pubblico prima della mia ultima mostra bipersonale con il Maestro Bernard Aubertin “Il Vino e il fuoco” presso la sede di Roseto Group.

In un prossimo futuro – molto prossimo… – bisognerà abituarsi ad artisti e artiste come Karina Castorani Gosteva, che utilizzano con grande naturalità e disinvoltura l’intero universo di immagini che scorre sugli schermi che frequentiamo sempre più assiduamente. Un repertorio di figure che è come un giardino lussureggiante dove ci sono tutti i fiori possibili, e in quantità inimmaginabili, e disponibili, docili, obbedienti, pronti ad essere usati. C’è una sorta di innocenza in questo uso assolutamente indiscriminato di un nuovo Eden digitale, e per di più non esistono divieti, non esiste l’Albero del Bene e del Male; non esiste più nemmeno una competizione possibile, perché le combinazioni sono talmente tante che nessuno può rivendicarle come proprie. Karina Gosteva, per esempio, ha deciso di elaborare queste immagini sino a renderle (quasi) irriconoscibili, proprio grazie a quei mezzi che già hanno creato la moltitudine: lei moltiplica il moltiplicato, lo sdoppia, lo quadruplica dopo averlo reso invisibile, in un effetto caleidoscopico, dove ciò che si riconosce immediatamente è la simmetria, mentre l’immagine di provenienza è solo un lontano ricordo che nessuno vuole investigare se non per un esercizio di stile o di memoria, che viene sempre meno. La simmetria è un invito alla quiete, anche quando i colori sono forti e alcune forme prendono il sopravvento su altre… non ci si deve preoccupare, non si tratta si sopraffazione, ma di un momento, che un istante dopo è già cambiato. Anche se le opere di Gosteva sono fisse e non in moto, vengono da un movimento e prevedono un movimento: hanno fermato un istante, senza pretese di eternità, perché si accontentano di una fragile bellezza.

Marco Meneguzzo — critico d’Arte